martedì 4 dicembre 2012

LA RESPONSABILITA' SOCIALE NELLA COMUNICAZIONE E' UN'URGENZA

La 1a campagna collettiva del blog
Sembra quasi che tutte le proteste, le mobilitazioni e le conquiste raggiunte in questi anni in merito a una rappresentazione delle donne più dignitosa (penso al Corpo delle donne, al movimento dei blog, alle associazioni che ne hanno fatto una loro battaglia civile) in Italia non siano mai accadute.

Come davanti a un muro di gomma, ci si arrabbia, ci si indigna, si alza la voce, si fanno dibattiti e per un po' le cose sembrano cambiare, magari anche in modo ipocrita, ma qualcosa sembra effettivamente muoversi...Si fanno discorsi sul tema (mi ricordo quello di Napolitano), si introducono nuove norme (Contratto RAI), si pubblicano codici deontologici (molto bello quello dell'Art Directors Club) ma non appena l'attenzione mediatica - già assai scarsa - pare scemare, ecco che tutto sembra tornare come prima, nella consueta indifferenza generale dei vertici della cultura.

Diventa di nuovo normale vedere donne succinte in tv la cui unica funzione è quella di esibire il proprio corpo all'interno di programmi che parlano d'altro e pensati per tutta la famiglia, quando i bambini sono davanti allo schermo, è normale il ritorno di programmi che esaltano il ruolo estetico delle donne, usare ragazze che vanno al cesso o che ci vomitano per "ingentilire" un prodotto, è normale esporre manifesti inadatti a un pubblico di minori magari persino davanti alle scuole, è normale che su un social network prolifichino pagine volgari e sessiste ma si censurino video e immagini di denuncia sociale.

Un altro genere di comunicazione, che è il blog più attivo sulle segnalazioni di pubblicità, programmi e immagini svilenti, ha stilato una classifica delle peggiori comunicazioni sessiste di novembre meravigliandosi di una simile profusione di casi in questo periodo, solitamente appannaggio della stagione estiva.

E mentre i calciatori dicono no al femminicidio e alcuni uomini famosi hanno il coraggio di dire no alla violenza sulle donne come qualcosa che li riguardi (sì, li riguarda anche se loro non maltrattano le donne esattamente come non occorre essere razzisti per dire no al razzismo prendendo una posizione chiara), l'Italia come sempre si contraddice sprofondando in un nuovo medioevo e tornando a normalizzare volgarità e oggettivizzazione umane, soprattutto di donne. Pronta però a tacciare di moralismo chi osa dissentire da questo sistema.

Mi domando, a questo punto, che cosa dobbiamo fare per pretendere un po' di rispetto nel modo in cui veniamo rappresentate/i e nei messaggi con cui ogni giorno veniamo bombardate/i.

Personalmente, penso sia arrivato il momento di parlare di sostenibilità non solo del mercato o dei processi produttivi ma anche e soprattutto dei messaggi veicolati dalle imprese, comprese quelle che hanno per oggetto la comunicazione e l'informazione. Perché anche messaggi nocivi possono "inquinare" la società ed è giusto che nell'agenda e nel dibattito politico entri con forza il tema della responsabilità sociale della comunicazione. Un'emergenza di cui a mio avviso non ci si è mai realmente fatti carico trattandola spesso come un argomento di serie B, quando dovrebbe essere chiaro che in una società mediatica e digitale non ci si può più permettere di trattare la comunicazione come qualcosa di secondario.

Sono profondamente convinta che la maggior parte dei mali del nostro Paese derivi da una pessima qualità della comunicazione e dell'informazione, strumenti talmente potenti che, così come sono stati in grado, in passato, di acculturare e alfabetizzare gli italiani, sono oggi divenuti complici di un pesante analfabetismo cognitivo e di una pericolosa anestetizzazione civile.

E' giunto il momento di farsi carico, tutti e tutte, del problema della comunicazione in modo concreto e non lo dico solo come blogger ma soprattutto come consulente e operatrice della comunicazione. Perché il diritto a una sana e corretta informazione e comunicazione è diritto alla verità, alla libertà critica e alla democrazia.

Mi auguro che da questo post prenda avvio un minimo di dibattito culturale attorno alla questione che so essere trattata da molti/e.
Vi chiedo inoltre, nel contempo, di segnalarmi tutte le iniziative realizzate sul tema responsabilità sociale e comunicazione (come la recente Carta di Milano di Terres Des Hommes) perché mi piacerebbe raccoglierle.

La posta in gioco è decidere dell'evoluzione piuttosto che dell'involuzione delle prossime generazioni.
Non so cosa stiamo aspettando.

5 commenti:

  1. Sto pensando a degli Stati Generali della Comunicazione e dell'Informazione. E' un sogno o è possibile?

    (Vita da streghe)

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  2. finchè si parliamo di informazione e comunicazione commerciale forse delle basi comuni su cosa sia "corretto" e cosa no si possono trovare..anche se sono pessimista

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  3. "è normale esporre manifesti inadatti a un pubblico di minori magari persino davanti alle scuole," se l' autrice del articolo si riferisce, al cartello di belen , primo non è davanti ad una scuola, e secondo, e normale che per pubblicizzare intimo femminile, si usi una donna in intimo, secondo be è curioso che vi vuole censurare foto di donne in bikini su facebook, pubblicate da gruppi, poi si lamenti che facebook tolga immagini di donne a seno nudo, cioè volete tolgiere il nudo che non vi piace e lasciare quello che vi piace? non funziona cosi.

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    1. 1. no, non si riferisce a belen
      2. non si vuole censurare la foto in bikini in sè, la differenza come sempre la fa il contesto. è il contesto che svilisce una persona, non la foto della persona. esattamente come non è il nudo il problema ma come viene usato. mi sembrano cose abbastanza banali.

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  4. Grazie Giorgia, ormai è tempo di mobilitarsi in modo non frammentario contro l'inquinamento simbolico, che avvelena e ammorba l'immaginario in cui siamo immerse/i.

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